Per l’Anziano

In età più avanzate, accade spesso di riscontrare nella vita quotidiana piccole difficoltà che possono compromettere alcuni aspetti della vita quotidiana e sociale.
In genere si possono osservare difficoltà cognitive, come dimenticanze, difficoltà a ricordare di prendere i farmaci o di andare agli appuntamenti. A volte capita di non prestare sufficiente attenzione o di non trovare le parole giuste sebbene siano proprio sulla punta della lingua!
Inoltre, l’età anziana non è sempre un periodo facile, ma sono frequenti depressione e apatia: accade spesso di sentirsi più tristi, di non avere più voglia di fare quello che si faceva prima e di ritirarsi dalle relazioni.

Questi sono segnali che si possono riscontrare sia nell’invecchiamento sano che patologico: possono essere campanelli di allarme per disturbi come le demenze. Per questo, dopo i 65 anni sono fortemente consigliate le valutazioni neuropsicologiche in modo da levarsi i dubbi. Qualora fossero presenti segnali di declino cognitivo di grado lieve e moderato è possibile cominciare un percorso di stimolazione cognitiva, per stimolare l’esercizio delle abilità residue.

Cos’è la Valutazione Neuropsicologica?

La valutazione neuropsicologica è un esame clinico delle abilità cognitive del paziente anziano. Tra le funzioni cognitive più importanti ci sono memoria, attenzione, linguaggio e ragionamento, fondamentali per rispondere adeguatamente agli stimoli provenienti dall’esterno. Talvolta tuttavia, possono venire meno a seguito di alcune lesioni cerebrali, patologie vascolari, malattie neurodegenerative, come le demenze (demenza di Alzheimer, Morbo di Parkinson, ecc.). Esse vengono valutate attraverso la somministrazione di test validi scientificamente.

Le funzioni cognitive non sono l’unica area ad essere valutata. Infatti, per una valutazione completa è necessario saper confrontare i dati dei test con quanto viene riferito dal paziente e dai suoi familiari circa l’umore e le abilità di gestione della vita quotidiana.
Non è raro che i pazienti affetti da malattie neurodegenerative presentino dei cambiamenti nel comportamento: si osservano frequentemente basso tono dell’umore, perdita della voglia di fare le cose; aggressività, difficoltà a riconoscere i familiari, comportamento sociale inadeguato.
Le abilità di gestione della vita quotidiana sono fondamentali: se le autonomie vengono a mancare, la vita del paziente e dei familiari che se ne prendono cura può peggiorare significativamente. Esse riguardano sia la gestione personale (deambulazione, alimentazione, cura del sè, ecc.), ma anche abilità strumentali (gestione della casa, del denaro, dei soldi, ecc.).

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Stimolazione Cognitiva

Per i pazienti affetti da demenza, si può pensare a degli interventi mirati per ritardare il più possibile la progressione di malattia.
La stimolazione cognitiva è un intervento rivolto alle persone affette da declino cognitivo moderato o demenza di grado lieve. Si tratta di un intervento non farmacologico, che mira a rallentare il decorso della malattia. Viene indotta stimolando l’esercizio delle funzioni cognitive residue.
Trattandosi di stimolazione, non è possibile recuperare appieno le funzioni compromesse dalla malattia degenerativa, ma essa contribuisce al rallentamento del progressivo declino cognitivo dovuto dalla neurodegenerazione. L’intervento sarà pianificato, programmato, personalizzato e specifico per il paziente.

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Sono Beatrice Filiputti, Psicologa iscritta all’Ordine degli Psicologi del Lazio. Il mio orientamento terapeutico è Cognitivo Comportamentale integrato con Neuropsicologia. Mi occupo di demenze, declino cognitivo e disturbi dell’umore. Scopri di più

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